Portanuova District

Un quartere a misura d’uomo

La torre dell’Unicredit vista dalla galleria di Piazza Gae Aulenti

Circa due anni fa, prima che la pandemia dovuta al covid sconvolgesse le nostre vite, un’importante società milanese che offre servizi di progettazione architettonica, Interior Design e Space Planning, mi ha commissionato uno shooting fotografico d’interni in un appartamento su più livelli situato all’interno della Torre Solaria, nel cuore del nuovo distretto milanese di Porta Nuova.

Piazza Gae Aulenti

Il lavoro poteva concludersi lì, ma insieme al cliente si è poi deciso di ampliare il progetto fotografico con una serie di scatti del quartiere che in qualche modo rendessero al meglio la natura moderna e poliedrica della zona.

Dopo una serie di sopralluoghi, in una bellissima giornata di sole, armato di tutta la mia attrezzatura, mi sono finalmente deciso a realizzare gli scatti definitivi. Ne è uscito un lavoro che, ancora oggi a distanza di due anni e in un contesto tornato finalmente quasi normale, mi pare che descriva al meglio questa realtà.

Bosco verticale

Gli scatti sono divisi per aree: Piazza Gae Aulenti, con le sue boutique, i suoi bar e le persone che ogni giorno si incrociano nella piazza; il Bosco Verticale, realtà iconica mondiale, con il parco Biblioteca degli Alberi che circonda i due palazzi; la Torre Solaria e il distretto di Portanuova, con le ville di recente costruzione; le piazze dedicate ai grandi architetti Alvar Aalto e Lina Bo Bardi; la parte bassa, con le sue passarelle i suoi saliscendi di scale, ombre e luci e infine la Stazione Garibaldi punto di arrivo di tutti i pendolari che ogni giorno raggiungono il capoluogo dalle più svariate destinazioni.

La Torre Solaria

Impresa di rigenerazione urbana senza precedenti, non ha solo restituito alla città di Milano uno dei suoi storici quartieri industriali in abbandono. Portanuova ha riaperto i suoi spazi alla comunità e la città al mondo. Con soluzioni architettoniche avveniristiche, ammirate e riconosciute in tutto il mondo per bellezza del design e sostenibilità.

Portanuova District

Portanuova si pone come un contributo culturale alla società e uno spazio aggregatore di esperienze e di relazioni. Uno spazio di condivisione, a disposizione di tutti. Un luogo di vita, di lavoro, di incontro per famiglie, ragazzi, sportivi, professionisti, turisti e semplici curiosi. Uno spazio pensato per la comunità, su misura non solo dei residenti e di chi vi ci lavora ogni giorno.

Il palazzo della Coima

Uno spazio vivo, “always open” verso la città e verso il mondo. Un organismo che, malgrado le sue altezze da record, non smette mai di crescere. Un po’ come tutti noi, vivi e in continua evoluzione, con nuovi progetti in cantiere.

Mistico Mediterraneo

Dal vecchio il nuovo: con tecniche e materiali antichi la proprietaria di questa splendida dimora ha realizzato una casa in pietra su una collina del suggestivo golfo di Hammamet.

Circondata dagli ulivi, in un contesto tipicamente mediterraneo, questa splendida casa in pietra è stata costruita di recente utilizzando però tecniche e materiali antichi. Collocata su di una collina che sovrasta il golfo di Hammamet, dispone di una doppia cinta di mura in pietra che le garantisce un’estrema riservatezza. Questo era il desiderio principale della proprietaria, un’imprenditrice di origine algerina: una casa nella quale ritemprarsi dalle fatiche del lavoro, un luogo al contempo raffinato e conviviale dove accogliere gli amici, ma che le consentisse un assoluto rispetto della privacy.

La millenaria tradizione artistica, culturale e artigianale della Tunisia, fusione originale di influenze e stili diversi, riecheggia in ogni ambiente di questa lussuosa e armoniosa dimora. Al suo interno gli arredi di gusto classico ben si combinano con i tappeti berberi e con altri oggetti della ricca tradizione artigianale tunisina scelti con cura dalla padrona di casa: ad esempio l’antico moucharabi, specie di baldacchino in legno traforato, collocato sopra l’acquaio in marmo della cucina al quale sono appese delle marionette in legno raffiguranti dei guerrieri mori; i vasi in ceramica decorati a mano e profilati d’argento; le brocche di rame ed ottone.

Mescolando ai materiali di recupero dell’area magrebina gli arredi d’ispirazione occidentale, la padrona di casa ha saputo creare una casa unica nel suo genere dove la cultura araba e quella europea si contaminano mutuamente e dove l’assemblaggio dei materiali di recupero ha dato vita ad una nuova costruzione che porta con sé tutto il fascino dell’antico.

Anche le porte che dividono le camere, così come le colonne ed i portali in pietra decorati da fregi, sono state recuperate da vecchie case arabe. Gli ombrosi corridoi, dai pavimenti in marmo bianco, così come i lavandini e le vasche da bagno, danno un gradevole senso di refrigerio durante le calde estati tunisine.

Il fascino del Mediterraneo, della sua splendente luce e le suggestioni delle culture e filosofie arabe rivivono nelle pareti della dimora, prive di decorazioni e sfarzo, sulle quali impera il bianco appena “sporcato” da un pizzico di grigio della pittura a base di calce.

L’impressione finale che si ricava da questa casa non è soltanto quella di una casa lussuosa, ma di un luogo dove tradizione araba e gusto occidentale si incontrano armoniosamente.

Anima Eclettica

Su DENTROCASA di Marzo, un nuovo editoriale di interni. Un loft a San Paolo (Brasile), progettato dal duo di architetti Andrade&Morettin, apre le porte all’arte e diventa spazio espositivo per opere itineranti che dialogano con l’arredo, minimalista e discreto, sempre pronto ad accogliere nuove espressioni, forme e colori.

Loft a San Paolo

La casa, lo spazio intimo per eccellenza. Il punto di riferimento ad ogni ritorno. Ecco che diventa un luogo più ampio, più condivisibile e aperto agli sguardi, una sorta di galleria d’arte che convive serenamente con il mood di base potenziandone l’effetto e la piacevolezza. È ciò che accade in questo appartamento su due livelli, di proprietà di un giovane collezionista d’arte tedesco, situato nella Vila Madalena, uno dei quartieri più cool di San Paolo. L’edificio è stato progettato dalla coppia di architetti Andrade&Morettin che affermano: “Volevamo creare un edificio che si inserisse in modo delicato nel contesto urbano del quartiere e allo stesso tempo che traesse il massimo vantaggio dalla vista privilegiata che la sua posizione offre”. Questo grazie all’ampio uso di pannelli di vetro che collegano il living alla terrazza dell’appartamento che offre una vista sulla città assolutamente straordinaria.

Il doppio volume è caratterizzato da vetrate che inondano di luce gli interni rendendo tutto più plastico e leggero. Nella terrazza due “BKF Butterfly Chair” create nel 1938 dal trio di designers ispano-argentini Bonet, Kurchan e Ferrari Hardoy.

Per la scelta degli arredi, è stata adottata una filosofia minimale. Tecno-cemento “queimado” per i pavimenti, grandi pareti bianche e arredi essenziali. Il tutto per valorizzare al massimo le opere d’arte presenti, poiché l’appartamento viene spesso usato dal proprietario come vero e proprio spazio espositivo. Quando è stato realizzato questo servizio fotografico, ad esempio, erano esposte alcune opere dell’artista brasiliano Tullio Tavares.

Alla zona notte si arriva tramite una scala in ferro e legno, anch’essa essenziale e leggera che bene si abbina allo stile di questa casa dall’anima eclettica.

Di Joseph Beuys , il noto artista tedesco, il proprietario possiede alcuni pezzi originali come la “Capri Batterie”, progettata da Beuys durante il suo soggiorno nell’omonima isola. La cucina, moderna e tecnologica, risulta essere l’ambiente più caldo e avvolgente, realizzata da un falegname su disegno del proprietario e completata con il tavolo in legno riciclato.

Nel bagno padronale spicca la vasca ovale che diventa elemento coreografico oltre che funzionale. Nel mezzanino la scelta per i pavimenti è caduta su di un parquet in legno “Cumaru” molto resistente e utilizzato spesso in esterni per pontili di barche e piattaforme marine.
In questa foto la cover della rivista DENTROCASA, numero 268 Marzo 2022.

Family Tradition

Su Tuscan Home & Living la dimora di famiglia dell’imprenditrice veneta Elisa Gera.

Nell’apertura del servizio l’antica facciata della casa

Tra ulivi e lavande, in mezzo ai vigneti che danno il prosecco, cedri e tantissime varietà di rose. Elisa Gera, una risata da bambina e l’ aspetto da adolescente, tutto il tempo libero che ha lo passa così, a seguire i suoi campi e il giardino della sua villa veneta nascosta sui colli sopra Conegliano. E la signora Acca Kappa, quella delle spazzole, spazzolini, saponi e prodotti da toilette. L’amministratore delegato è il presidente dell’ azienda, ma soprattutto la sua salvatrice: «È la mia passione, la mia vita, la mia storia. Non è il guadagno, non sono gli affari a tenermi incollata qui: è la soddisfazione che provo ogni giorno a vedere che sono riuscita a continuare quello che hanno cominciato i miei avi, constatare che andiamo avanti un po’ ogni giorno».

Acca Kappa è nata 152 anni fa. Nel 1869 un mercante veneziano di origini prussiane, Hans Krull, nonno della mamma di Elisa, fondò a Treviso la premiata ditta Acca Kappa. Produceva spazzole per capelli in legno di faggio e altre più preziose in ebano Makassar, o in legno di Kotibé, tutte rifinite a mano. Negli anni ’90 l’ azienda ha rischiato di veder finire la propria storia. Ed è allora che Elisa è diventata imprenditrice.

Il living con caratterizzato da travi a vista è l’ambiente preferito dalla padrona di casa

Nata a Venezia, cresciuta a Conegliano, un fratello più vecchio, Elisa è rimasta orfana a 10 anni. Anche il padre era un imprenditore, ma nel settore tessile; la mamma, invece, era una degli eredi della Krull, ma la sua era una generazione in cui le donne stavano a casa. Elisa, fin da bambina, sognava invece di fare un lavoro avventuroso. «Ho scelto il liceo linguistico, mi sembrava il modo migliore per prepararmi al mio futuro da giramondo». Voleva fare la giornalista, e dopo il diploma, ragazza bene di buona famiglia, è andata a studiare negli Usa, a alla Boston University School of Communication. Quattro anni importanti, poi un’ esperienza di lavoro a Parigi, all’ agenzia di pubblicità Thompson.

Ma a 23 anni matura la svolta: «Dell’ azienda di spazzole, nella mia famiglia, non si occupava più nessuno. Era mancato il nonno, avremmo dovuto venderla ma io ero troppo legata alla nostra storia per lasciar perdere. Avevamo e abbiamo dei dipendenti meravigliosi. Piero Guadagnin è stato il nostro direttore per più di 40 anni, era una sorta di patriarca. Sono tornata a casa e sono entrata in fabbrica». Anni mica facili: quell’ aria da eterna bambina non aiutava, c’ era per cominciare da fare una battaglia con gli altri eredi e poi c’ era tutto da imparare. Nel ‘ 96 Elisa riesce a comprare l’azienda e a diventare la numero uno. «Per fortuna ero molto giovane e molto umile. Per questo, forse, tutti mi hanno aiutato e ancora oggi io non mi sento la padrona, ma una che lavora insieme a un gruppo magnifico». Pian piano, ha dato all’ Acca Kappa la sua impronta: «Abbiamo diversificato il mercato della spazzola, che già allora era molto concorrenziale. Noi siamo molto orgogliosi di conservare tutta la nostra produzione in Italia».

In questa doppia pagina, a sinistra la cucina con il grande tavolo proveniente dall’azienda di famiglia e le sedie di artigianato veneziano; a destra la camera degli ospiti.

Con la sua filosofia ancorata al lusso di nicchia e alla rarità dei suoi prodotti di bellezza è arrivata in Giappone che è meticolosamente attento alla qualità e nel Sud Est Asiatico, fino a realizzare oggi oltre i confini nazionali il 50% del suo fatturato. Dal suo ingresso nell’impresa di famiglia è stata proprio Elisa a promuovere l’internazionalizzazione dell’azienda oggi presente in 60 paesi del mondo. In linea con questa politica glocal i progetti di sviluppo retail di Acca Kappa proseguono in Cina, India e Thailandia, oltre alla Corea dove la società aprirà una boutique nell’aeroporto di Seoul. «Dopo i consensi della nostra clientela di Singapore, delle Filippine, e soprattutto di Hong Kong, una delle nostre piazze principali, abbiamo deciso di crescere in Cina e di espanderci in India, un paese che nel beauty non è ancora così evoluto».

La rete distributiva dell’azienda attualmente conta più di 25 negozi monomarca quasi tutti localizzati in Asia: di questi la metà sono corner in department store e non mancano le boutique negli aeroporti, perché oggi per la società il business del benessere ha messo le ali viaggiando in prima classe. Oggi la strategia dell’azienda prevede una crescita ponderata, mirante a salvaguardare il posizionamento elevato del prodotto che spazia dalle spazzole alle fragranze estratte da fiori e piante squisitamente italiane, il tutto rigorosamente “made in Treviso” (la fabbrica è ancora nel centro di Treviso).

Nella doppia di chiusura del servizio a sinistra Elisa apparecchia la tavola nel vecchio patio sul retro della casa; a destra l’ingresso della casa con le ortensie in fiore..

La giornata comincia con la lettura della posta, poi ci sono le riunioni con i collaboratori, un panino a mezzogiorno, di nuovo contatti e strategie, un controllo in fabbrica, e il ritorno a casa, su per i colli di Collalbrigo. «Fino a prima di avere mia figlia viaggiavo moltissimo e restavo in azienda fino a tardi. L’arrivo di Virginia ha cambiato radicalmente la mia vita: per me è talmente è importante che fatico a dedicarmi all’altro mio grande amore, la fabbrica. Soprattutto quand’era molto piccola non è stato facile conciliare il lavoro con questo sentimento. Ho tenuto duro, ma ogni mattina lasciare la mia bambina era davvero una sofferenza. Adesso va un po’ meglio, ma solo un poco, però». «Essere una donna, non mi ha mai spaventato: credo che alla fine conti quello che uno fa. L’ unica cosa di cui ho paura è quella di non essere all’ altezza. Ma ci provo. Sempre con umiltà».

Interni d’artista

Su Cosmopolitan Decò di Agosto l’abitazione estiva di Renate Schrems, designer e direttrice artistica del marchio Sévigné.

La natura come rifugio, la natura come ispirazione. Uno splendido casolare nei pressi di Pietrasanta, in Toscana, è il buen retiro di Renate Schrems, designer di gioielli di origine tedesca, art director e manager del marchio Sévigné. L’atmosfera bohémien ed estremamente creativa di questa località in provincia di Lucca, ormai nota in tutto il mondo, scelta come residenza da numerosi artisti che lì si sono trasferiti a partire dagli anni Settanta, si respira nell’aria, insieme al profumo di fiori e a quello della menta. L’abitazione scelta da Renate, un tempo conosciuta col nome Le tre sorelle, è circondata da un giardino paradisiaco di oltre 25 mila mq. In lontananza, oltre il bosco, si scorge il mar Tirreno.

Il luogo è sufficientemente isolato da rappresentare un asilo, un luogo ben protetto dove rifugiarsi: si può raggiungere soltanto a piedi, cosa che garantisce quella pace e quella tranquillità che, quando si crea, è desiderabile e necessaria. Dopo aver lasciato la macchina in una piccola radura in mezzo agli alberi, ci s deve inerpicare per un sentiero lungo circa duecento metri e poi, quasi per incanto, ci si trova di fronte alla casa, che dà il benvenuto all’ospite con l’allegria dei suoi colori accesi. In quest’angolo nascosto e selvaggio Renate ha scelto di vivere buona parte della’anno con i suoi due cani, Alma e Paola, per trarre ispirazione e concentrarsi sulle sue creazioni.

Si tratta certo di un posto isolato, ma attenzione a non confondere l’aggettivo con solitario: i due termini, quando si parla del casolare delle Tre sorelle, non sono per nulla sinonimo. Infatti, Renate raramente è sola. Molto spesso la vengono a trovare amici e collaboratori, anche loro incantati dalla natura che caratterizza questa meravigliosa zona d’Italia, con i suoi tipici terrazzamenti coltivati, alberi di acacia, castagni e ulivi secolari. Ad ogni angolo si coglie l’energia della padrona di casa, la sua determinazione e la sua originalità. In ogni dettaglio si vede riflesso tutto il suo mondo, che mescola amore per il lavoro con le mani (artigianato è il termine che preferisce di gran lunga ad arte), gioia di vivere, suggestioni naturali e cultura.

Quando non siede alla scrivania del suo studio, Renate si occupa personalmente del giardino e della vigna dove produce sia vino sia olio. L’abitazione principale è di un sorprendente rosa, che contrasta e fa risaltare le tinte più scure del bosco e il verde acceso del giardino, tinte che si ritrovano però all’interno della casa, una volta varcata la soglia, in una sorta di legame tra il dentro e il fuori che vuole segnare lo stretto collegamento fra la dimora e la terra che la ospita. Dentro casa torna quindi il legno, ma anche il verde, in una sfumatura turchese e delicata che riveste il frigorifero e che rimanda poi alle piastrelle, fatte a mano, del bagno (che prima della ristrutturazione era invece una cucina).

Il richiamo all’arte e all’elemento umano è dato dalle mattonelle bianche e nere dei pavimenti dal disegno grafico vagamente escheriano, che Renate ha recuperato da un antiquario della zona. Ma a creare l’originalità e l’eccezionalità di questa abitazione sono gli oggetti che la designer tedesca ha scoperto e reinterpretato, mescolandoli tra loro senza preoccuparsi della loro origine, ma solo dello straordinario effetto derivante dal loro accostamento. Suggestioni spagnole, messicane, provenzali pervadono la casa. Alcuni acquisti fatti girovagando per il mondo hanno perso completamente il ruolo di souvenir di viaggio per diventare a tutti gli effetti pezzi d’arredo. Le colonne che dividono il soggiorno dalla sala da pranzo provengono da un antiquario di Monaco di Baviera; il portavivande di un aeroplano è stato riadattato a credenza; un mobiletto per il pronto soccorso ha ricevuto il più nobile ruolo di pensile da parete. Pezzi di modernariato si affiancano a mobili dal gusto più classico e tradizionale.

La sala da pranzo è dominata dal grande tavolo in legno e dalle sedie che la proprietaria ha fatto rifoderare e poi da una grande foto in bianco e nero dell’amato jack russel terrier, dono di un amico artista. Le opere d’arte e i ricordi personali, le foto di famiglia e i simboli profani e religiosi (croci, cuori, madonne e teschi, ritornano spesso come soprammobili e sono componenti importanti anche delle sue collezioni di gioielli) stanno gli uni vicino agli altri per dar vita ad un mix sapiente e bizzarro. Poco distante dall’abitazione principale, dietro al pergolato ricoperto da un magnifico glicine, che nelle calde estati toscane garantisce la necessaria frescura agli ospiti, si trova l’ex stalla, trasformata in guest house. Nella camera degli ospiti un originale baldacchino realizzato dalla stessa Renate, vede l’utilizzo di due spade giapponesi. Mentre il bagno sembra essere scavato nella pietra.

In mezzo al bosco, affiancata da due lussureggianti piante di banano, si scopre un piccola ‘piscina’ di forma allungata e color magenta chiaro, omaggio all’architetto messicano Luis Barragan. Il gusto eclettico e l’ironia che pervadono questa dimora di campagna si ritrovano anche nei gioielli ideati da Renate, creazioni per Sévigné, marchio nato a Monaco di Baviera nel 1979. Chi la conosce sa che la sua estetica è fortemente poliedrica ma anche dotata di radici profonde. Ogni pezzo della collezione si ispira all’arte contemporanea, ma soprattutto alla natura, che Renate può ammirare intorno al suo casolare. Quando parla del motivo che l’ha portata a trasferirsi qui la padrona di casa afferma che gli “alberi sono stati la mia terapia!”. Tra le viti che circondano il casolare crescono piante di fichi e prugne, arbusti di lavanda, rose, splendidi oleandri e ortensie bianche e blufagioli, ma anche pomodori cuore di bue e lattuga. E così nella variegata collezione di gioielli creata da Renate si possono trovare foglie di vite di opale rosa, quarzo fumé e pietre di luna finemente cesellate, insieme a tormaline e diamanti a forma di serpente, gatti e jack russel terrier, compagni preferite di Renate.

Nella linea Croco ci sono anche le lucertole, che normalmente si riscaldano sulle pareti e sulle pietre intorno alla casa sotto il sole. E sopra tutto questo, sopra alla casa e ai suoi ospiti, si allarga allo sguardo di quello che è diventato il simbolo del luogo: l’angelo in bronzo che accoglie i visitatori lungo il sentiero. Una sorta di santo patrono che vegli sull’unicità di questo universo in miniatura, che ha già dimostrato di amare e proteggere, salvandolo da un incendio che, qualche anno fa, ha devastato l’area circostante.

“Verde naturale” servizio fotografico di interni

A Lugo di Romagna, un piccolo appartamento cambia faccia grazie all’intervento dell’architetto Alberta Pezzele.

Pubblicato su Cose di Casa di Giugno

Nella foto di apertura il living sui toni del verde

I proprietari di questo piccolo appartamento cercavano idee per un rinnovo degli spazi e dello stile e si sono rivolti all’architetto Alberta Pezzele per una consulenza. Di nuova costruzione, l’appartamento aveva un’aria anonima con un lungo e stretto corridoio d’ingresso che portava direttamente all’angolo cottura. Era chiaro che necessitava di un “vestito su misura” che permettesse di risolvere il problema. L’idea è stata quella di realizzare una parete in legno che isolasse la cucina come una sorta di box comunicante con il soggiorno durante il pranzo e la cena ma isolabile durante il resto della giornata grazie ad un gioco di doghe scorrevoli.

Nella vista da dietro il tavolo, la cucina isolata dal living grazie alla parete in legno scorrevole

L’effetto è stato quello di uno spazio vagamente orientale, sullo stile degli interni giapponesi. I mobili sono stati disegnati dall’architetto Pezzele su misura cercando di mantenere uno stile che si accordasse con la soluzione scelta per la cucina. Un grande armadio in rovere nella camera da letto riprende il tema delle doghe; ai lati dell’armadio sono state ricavate delle mensole circolari una delle quali si allunga sopra il letto creando un appoggio per gli oggetti.

Nei due scatti, dietro al letto, il mobile disegnato su misura dall’architetto Pezzele

Per il bagno si è scelto un rivestimento in resina di Kerakoll e per la doccia una carta da parati floreale Wet System di Wall&Deco.

A sinistra il bagno con il vano doccia ricoperto da una carta da parati floreale; a sinistra il terrazzo allestito come un salotto verandato

Per quanto riguarda le foto degli interni, l’architetto Pezzele mi aveva contattato grazie ad un’amica comune. Data la distanza da Milano non è stato possibile effettuare un sopralluogo prima degli scatti e mi sono quindi preparato, come faccio di solito, per ogni evenienza di luce. L’appartamento era stato preparato appositamente per gli scatti fotografici grazie ad un sapiente lavoro di styling fatto dall’architetto stesso che ha curato personalmente ogni dettaglio.

Il servizio fotografico è durato una giornata intera, fino all’imbrunire, in modo da poter cogliere i vari ambienti nei migliori momenti della giornata. Nel pomeriggio, ad esempio la luce nella sala era completamente diversa e non avrei avuto quell’effetto di morbidezza che volevo ottenere negli scatti.

Lavorare con l’architetto Pezzele è stato molto gratificante e la pubblicazione sulla rivista Cose di Casa è stata la ciliegina sulla torta di una collaborazione che sicuramente avrà un seguito.

Nello scatto originale, la veduta del living dalla cucina
Nel dettaglio la tavola realizzata su disegno dalla falegnameria Baroni come le altre oper in legno della casa
In questo scatto un dettaglio dell’ingresso con le doghe in legno che riprendono la struttura che rivesta la cucina

L’Apparita: un esempio di reportage fotografico per una nota azienda agricola toscana.

In questi scatti uno dei vini di produzione della cantina: il rosato San Michele N. 3

Questo reportage fotografico nasce da una lunga amicizia che mi lega con Cristina vignaiola e proprietaria dell’azienda agricola l’Apparita che si trova circa a 20 chilometri a Nord di Grosseto nel cuore della Maremma Toscana.

Due vedute delle botti in rovere nelle quali viene lasciato ad invecchiare il vino una volta terminata la fermentazione nelle vasche d’acciaio.

In questo splendido podere, noto sin dal rinascimento, dove pare che fosse conteso dalla Repubblica di Siena e lo Stato Pontificio, agli inizi degli anni 2000 la famiglia di Cristina ha intuito e colto la possibilità di avviare un’attività produttiva di olio e vino.

In questo scatto uno scorcio del podere visto dai filari della vigna.

Sfruttando la vocazione turistica della zona, anche grazie alla presenza di un appartamento per gli ospiti prenotabile all’interno della tenuta, L’Apparita è diventato un punto di riferimento per chi vuole godere appieno della splendida atmosfera della Maremma, gustandone i prodotti più tipici.

Una delle camere a disposizioni degli ospiti all’interno della tenuta.

Oltre all’appartamento la struttura offre ai visitatori una meravigliosa piscina con vista sulle colline circostanti e la possibilità di organizzare eventi e manifestazioni al suo interno.

Uno scorcio della piscina con vista sulle colline.
Una delle serate di festa con degustazione organizzate all’interno della tenuta.

Per realizzare gli scatti di questo servizio fotografico è stato necessario tornare alla tenuta in diversi periodi dell’anno per poter cogliere la vigna e il panorama circostante nei suoi mutevoli aspetti. Rigogliosi e floridi d’estate, carichi di uva pronta per la vendemmia al principio dell’autunno.

Un’immagine della vigna vista dal podere.
In queste suggestive immagini in bianco e nero i filari della vigna carichi d’uva poco prima della vendemmia.

Il successo di questa attività, oltre che alla instancabile presenza di Cristina, è dovuta alle capacità manageriale del padre Agostino, già manager di successo del gruppo Luis Vuitton, e della sorella Ilaria che si occupa di marketing e comunicazione.

A sinistra Crisitina all’interno della tenuta; a destra Ilaria sul tetto della Jeep in uno dei filari della vigna.

Ma sopra ogni cosa alla base di questa esperienza sta il grande amore e rispetto di una famiglia per una terra antica piena di tradizione e, nel suo genere unica al mondo…

Fotografia di interni VS fotografia corporate e aziendale


Servizio realizzato presso l’azienda Technoit a Cernobbio
(Photo © Brando Cimarosti)

Recentemente sono stato contattato dalla Technoit SpA una delle aziende leader in Italia specializzata nella distribuzione di elettronica di consumo.

Obiettivo primario della committenza era la realizzazione di un servizio fotografico corporate che prevedesse una serie di scatti dell’azienda, degli uffici e del personale.


Servizio realizzato presso l’azienda Technoit a Cernobbio
(Photo © Brando Cimarosti)

Dopo un rapido consulto con il cliente abbiamo fissato una data nella quale realizzare le foto e stabilito le priorità. In questa fase è stata di grande supporto l’assistenza dell’agenzia GRF che si è occupata dell’ideazione del sito e della gestione dei contenuti.


Servizio realizzato presso l’azienda Technoit a Cernobbio
(Photo © Brando Cimarosti)

Il progetto prevedeva oltre agli scatti della sede ed una serie di ritratti della dirigenza e del personale, la valorizzazione del contesto nel quale è collocata l’azienda. Di qui l’esigenza di spostarsi sul lago nel borgo di Cernobbio per alcuni scatti panoramici da utilizzare nella homepage del sito.


Servizio realizzato presso l’azienda Technoit a Cernobbio
(Photo © Brando Cimarosti)

Il servizio fotografico, a cui è seguita una fase di post-produzione digitale, è un esempio di come attraverso una corretta comunicazione visiva e l’utilizzo delle immagini accattivanti sia possibile valorizzare al meglio il servizio offerto dalla propria azienda e la professionalità di chi lo svolge. Qui di seguito una gallery delle immagini definitive.

Design sostenibile: Goga Ashkenazi & Robbie Antonio


Situata in un palazzo milanese del XVII secolo in Via Bigli, la casa dell’imprenditrice kazaka e proprietaria del marchio di moda Vionnet, Goga Ashkenazi è un vero tesoro nascosto. Dopo aver attraversato una serie di piccoli corridoi, cortili e passaggi pittoreschi, incontro Goga nel suo immenso giardino di 1.000 metri quadrati. Nel giardino una piscina, diversi lettini eleganti, un tavolo esterno dove poter ospitare gli ospiti a pranzo o cena e una grande scultura di una lumaca rossa che punteggia l’elegante scena con eccentricità, suggerendo ciò che si troverà all’interno.

È stato proprio l’ampio giardino luminoso e arioso che ha istintivamente convinto Goga ad acquistare la proprietà, lo stesso istinto che nel 2012 l’ha portata ad acquisire la casa di moda francese Vionnet. Appassionata collezionista d’arte, imprenditrice e personalità mondana, Goga ha recentemente rivolto la sua attenzione all’ambiente, trasformando Vionnet in un marchio completamente sostenibile e costruendo la sua prima casa prefabbricata con Robbie Antonio, agente immobiliare filippino fondatore e CEO